Quante energie sprechiamo ogni giorno pensando ai traumi del passato o alle angosce del futuro? Proviamo a vivere il presente, concentriamoci sull’istante che stiamo vivendo, sul “qui e adesso”. Non è facile, ma immaginiamo per un attimo cosa succederebbe se riuscissimo a vivere davvero solo l’istante: smetteremmo di essere angosciati, non avremmo più paura di niente.
Passiamo la vita con la paura che qualcosa possa andare storto o che i nostri sogni possano non realizzarsi. E se smettessimo di avere paura? Anche perché la maggior parte delle nostre preoccupazioni non si avvera mai, e allora evitiamo di perdere tempo inutilmente.
Questo non vuol dire smettere di progettare il futuro, non darsi degli obiettivi concreti o non sperare nei nostri sogni. Semplicemente significa lasciarsi andare, far scorrere via le ansie, mantenendo la serenità. E con uno spirito sereno è molto più facile ora raggiungere i nostri obiettivi!
Vivere il presente non vuol neanche dire perdere il nostro calore umano, le nostre emozioni, i nostri sentimenti. Significa semplicemente non portare avanti le costruzioni mentali che ci creano sofferenza. Immaginiamo un evento negativo: capitano a tutti, anche a noi. Soffriamo per un istante, così che l’evento faccia comunque parte del nostro bagaglio di esperienze e ci lasci un insegnamento duraturo. Ma smettiamo di angosciarci per tutto il tempo successivo, sia esso qualche ora o forse giorni interi.
Il continuo ripensare ad un evento o continuare a soffrire per esso, non ci può aiutare a diminuire la sofferenza o a modificare l’evento. L’unica cosa che possiamo fare è fermarci, dire “stop!”. Pensare “ok, è successo, ho sofferto. Ora basta. Ora sono nell’istante successivo, posso smettere di soffrirne!”. E vivere l’istante successivo con maggiore serenità, con la consapevolezza che nulla può cambiare il passato.
ESERCIZIO
Una tecnica per imparare a vivere correttamente l’istante presente è quella di partire con l’osservarci attentamente nei nostri processi mentali, di tipo intellettivo, emotivo e fisico.
Cominciamo subito: osserviamo la nostra posizione, sentiamo le nostre sensazioni, guardiamo con i nostri occhi tutto quello che ci capita, senza interpretare. Tutto è importante, non esistono oggetti o situazioni di minore o maggiore valore. Osserviamo anche tutti i nostri pensieri, i nostri processi mentali, ascoltiamo il nostro dialogo interno e interrompiamolo quando ci rendiamo conto che sta tentando di interpretare ciò che osserviamo.
Viviamo in una realtà fatta di schemi, che la cultura ci ha imposto sin da bambini. Il primo passo per uscire da questo “sonno spirituale” è quello di acquisire consapevolezza di noi stessi, di quello che facciamo, di come rispondiamo in maniera automatica a quello che ci accade. Noi non vogliamo essere delle macchine che rispondono automaticamente e schematicamente agli eventi. Dobbiamo riprenderci il controllo di noi stessi! Cominciamo con questo esercizio mentale:
VISIVO: osserviamo tutta la realtà circostante, con lo sguardo allargato al massimo, anche oltre i 180 gradi, sfocando leggermente la vista e lasciando che gli stimoli visivi colpiscano i nostri occhi. Limitiamoci ad osservare, senza interpretare. Lasciamo che gli oggetti che abbiamo di fronte siano solo un insieme di forme e colori, senza dargli un nome. Osserviamo e basta.
AUDITIVO: ora facciamo la stessa pratica con il sistema uditivo, ascoltando tutti i suoni che ci arrivano alle orecchie, ma ancora una volta senza interpretarli. Lasciamo che il suono di una sirena sia soltanto un suono come tanti, un insieme di note e basta.
CINESTESICO: sentiamo ora le sensazioni del nostro piede destro. Concentriamoci su di esse, anche sul più piccolo dei cambiamenti, sulla temperatura, sul formicolio. Poi saliamo lunga la gamba, poi nel lato sinistro, e così via lungo tutto il corpo. Sentiamo le sensazioni, ma senza interpretarle. Lasciamo che un piccolo dolore o anche solo un po’ di prurito siano solo un trasferimento di impulsi elettrici del nostro sistema nervoso.
Con questo semplice ma intenso esercizio, stimoliamo la nostra concentrazione, il nostro ricordarci di noi stessi in ogni istante. E’ importante capire che la realtà che viviamo è solo una simulazione del mondo, e non la realtà oggettiva. E’ una realtà filtrata dal nostro sistema nervoso: una serie di impulsi visivi, uditivi, sensoriali arrivano mediante i nostri 5 sensi al nostro cervello in forma di impulsi elettrici. Questi impulsi vengono ricostruiti in base alle nostre credenze, ai nostri riferimenti, alla nostra identità.
Quando pratichiamo questo esercizio quindi, noi ci riportiamo ad un livello più alto di coscienza che ci riporta alla nostra Essenza, che nel corso degli anni viene distorta dall’ambiente in cui viviamo, dalla cultura in cui cresciamo, dai genitori e dalle amicizie.
