L’uomo è fatto per dire la verità. Lo scrive il Talmud, lo sostengono gli esperti di comunicazione. E la macchina della verità si basa su questo assioma. Da cui deriva che quando diciamo bugie andiamo contro la nostra natura. Ci sentiamo a disagio. Ci tradiamo.
Forse starai scuotendo la testa: Figurati, conosco gente che racconta balle con una tale disinvoltura… Vero. Però anche loro, prima o poi, emettono segni che un occhio attento e un orecchio allenato capiscono essere indice di falsità.
I sette sintomi della bugia
E’ provato che chi dice bugie subisce alterazioni nel suo corpo. Perché ha paura di essere scoperto, perché si vergogna, perché si sente a disagio. In alcuni soggetti le modificazioni sono molto accentuate: suda, diventa rosso, balbetta. In altri sono quasi impercettibili. Ma tutti, chi più chi meno, le manifestano. Vediamole.
1) Sguardo distolto.
Guardare negli occhi è segno di lealtà. Guardare altrove significa provare imbarazzo.
2) Voce bassa.
Chi dice bugie tende a parlare con voce un po’ più bassa del solito. A livello inconscio non se la sente di parlare al suo tono solito.
3) Parlata veloce.
Nel momento della menzogna spesso si parla più velocemente del solito. Per farla finita prima con il momento di disagio.
4) Mani nascoste
Prova a pronunciare la frase “Te lo dico con il cuore in mano”. Ti verrà spontaneo mostrare il palmo della mano: è un potente segnale di sincerità. Chi racconta bugie quasi sempre non tiene le mani aperte: le cela.
5) Segnali di nervosismo.
Molti bugiardi si tradiscono perché moltiplicano i loro autocontatti, cioè i momenti in cui si toccano o si sfiorano il viso, il corpo o i vestiti. Alcuni segnali sono molto ovvii: slacciarsi il bottone in alto della camicia, allentarsi la cravatta, togliersi pilucchi immaginari. Tutti segnali di forte tensione.
Secondo alcuni studi chi racconta frottole si tocca soprattutto il naso o la bocca. Il naso è il centro del disagio: toccarselo equivale a dire “La cosa mi puzza”. La bocca è la fonte da cui la bugia esce: metterci la mano davanti, coprirla o, in modo più subdolo, sfiorare le labbra equivale a cercare inconsciamente di bloccare la fuoriuscita della menzogna. Di ricacciarla in gola, insomma.
6) Occhi in alto a destra.
La branca della psicologia chiamata programmazione neuro-linguistica (pnl) insegna che la maggior parte delle persone guardano in alto a sinistra per ricordare le immagini, e in alto a destra per costruirle. In alcuni – soprattutto i mancini - è il contrario. Una volta capito dove il soggetto colloca le sue immagini ricordate, ad esempio con una domanda a cui non ha motivo di mentire (qual era il colore della giacca di Jerry Scotti ieri sera?), si passa alla domanda che ci sta a cuore. Così una moglie può chiedere al marito se si ricorda il disegno della cravatta che ha indossato al matrimonio. Vede dove vanno le sue pupille: lì c’è l’archivio della sua memoria. Poi gli chiede con quali amici è stato al bar la sera prima. Se lui risponde “Francesco, Giuseppe e Tonino” e gli occhi vanno in alto a destra, potrebbe essere il caso di dubitare.
7) Tentativo esagerato di sembrare sincero
A volte chi conosce i segnali che lo tradirebbero cerca di evitarli esagerando nell’altro senso: quindi guarda fisso negli occhi, alza la voce, parla lentamente, esibisce i palmi delle mani. Ma in modo plateale, non spontaneo. Come se stesse recitando.
Attenti ai timidi
Non basta quasi mai un solo sintomo per stabilire che il nostro interlocutore è un bugiardo: come diceva Sherlock Holmes, un indizio è un indizio, due sono un sospetto, tre sono una prova. Insomma, ci vuole cautela prima di esprimere un giudizio sulla veridicità altrui. Anche perché a volte i timidi possono sembrare bugiardi, anche se non lo sono affatto. Il loro nervosismo, la loro agitazione non hanno niente a che vedere con le menzogne: sono solo facilmente emozionabili.
